Il governo federale ha risposto alle domande dei Verdi sulla priorità dei medicinali pronti all’uso. Due cose sono nuove: i medicinali pronti all’uso a base di cannabis autorizzati sono più numerosi di quanto finora discusso pubblicamente, e il ministero si esprime per la prima volta su chi debba effettivamente sottoporsi al tentativo terapeutico di sei mesi. Entrambe le cose, tuttavia, sono soggette a una riserva evidente.
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Sei preparati autorizzati, non quattro
Alla domanda su quali medicinali pronti all’uso contenenti cannabis fossero autorizzati alla data di riferimento della modifica di legge, la risposta cita sei nomi: Epidyolex, Sativex, Exilby, Efysmo, Lyftenzo e Canemes. Nel dibattito pubblico finora comparivano soprattutto i primi quattro. Efysmo e Lyftenzo vengono qui elencati per la prima volta in una risposta del governo; come Exilby, provengono dal produttore monacense Vertanical.
Per quanto riguarda le indicazioni autorizzate, il governo federale rimanda semplicemente al sistema informativo pubblico sui medicinali. Quali dei sei preparati entrino effettivamente in considerazione per quali disturbi, quindi, non lo chiarisce da sé. Non è una semplice formalità, perché proprio da questo dipende se il tentativo terapeutico prescritto abbia un senso dal punto di vista medico.
La frase più importante e il suo condizionale
Per i pazienti che sono già ben stabilizzati, il passaggio centrale è questo: «Le terapie già iniziate con altri medicinali contenenti cannabis non devono pertanto essere convertite in un tentativo terapeutico di sei mesi con medicinali pronti all’uso.» Secondo la valutazione del ministero, il tentativo di sei mesi riguarderebbe solo la prima prescrizione.
Suona come un cessato allarme, ma è formulato in modo più prudente di quanto sembri a prima vista. La risposta non dice che le cose stanno così, ma che, secondo la valutazione del Ministero federale della Salute, dovrebbero stare così. Anche il riferimento alla parola «zunächst» («inizialmente») nel paragrafo 31, comma 6, SGB V è espresso al condizionale. Chi vi si appella nei confronti della propria cassa malattia ha quindi in mano un’interpretazione ministeriale, non una situazione giuridica vincolante.
A ciò si aggiunge una lacuna: la domanda a cui si riferisce la frase riguardava gli estratti. Se la stessa interpretazione valga anche per i pazienti che finora ricevevano fiori, non emerge dalla risposta. Proprio lì si trova attualmente il problema maggiore, perché questo gruppo deve comunque essere convertito dalla fine di luglio.
Dove la risposta si sottrae
Alla domanda se i medicinali pronti all’uso autorizzati siano terapeuticamente intercambiabili tra loro e rispetto alle preparazioni magistrali, il governo federale non entra nel merito. Alla domanda sull’evidenza scientifica a sostegno del tentativo di sei mesi risponde con una frase generica: un medicinale che ha superato una procedura di autorizzazione disporrebbe di un profilo di effetti collaterali noto e sarebbe stato verificato in termini di qualità, efficacia e sicurezza.
Questo non risponde alla domanda posta. Si chiedeva se sei mesi con un medicinale pronto all’uso sostengano sul piano clinico una successiva decisione a favore di un estratto, non che cosa significhi in generale un’autorizzazione. Anche sulle conseguenze in termini di costi dei ritardi terapeutici la risposta resta sul piano dei principi.
Le domande stesse le avevamo già approfondite quando furono poste, e si possono rileggere nell’articolo sulle 28 domande dei Verdi al governo federale.
Che cosa significa per le persone interessate
Chi è già stabilizzato con un estratto può appellarsi nei confronti della cassa all’interpretazione del ministero, ma dovrebbe sapere che si tratta di un’interpretazione. Chi viene convertito dai fiori si trova in una posizione peggiore: per questo caso la risposta non dice nulla. Che finora i tribunali non riconoscano alcuna tutela dei diritti acquisiti lo dimostra la decisione del Sozialgericht di Lipsia. E in pratica si aggiunge il fatto che la conversione genera richieste la cui fatturazione, a partire da ottobre, viene limitata.
Resta quindi aperto proprio ciò che l’associazione di categoria Cannabiswirtschaft chiede da settimane al ministero senza successo: se la frase sulla tutela dei diritti acquisiti valga anche per i fiori. Continueremo a seguire la questione.
Avvertenza: questo articolo riflette la situazione all’8 ottobre 2026 e non costituisce una consulenza legale o sanitaria. Le dichiarazioni citate sono interpretazioni del governo federale e non vincolano né le casse malattia né i tribunali. La scelta, la prosecuzione e il cambio di una terapia spettano esclusivamente alla dottoressa o al dottore curante; le terapie in corso non dovrebbero essere modificate di propria iniziativa.
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Fonti: risposta del governo federale all’interrogazione minore del gruppo parlamentare Bündnis 90/Die Grünen, stampato del Bundestag 21/8148 del settembre 2026, in particolare le risposte alle domande 7 nonché 8 e 13 e alla domanda 9; interrogazione minore, stampato del Bundestag 21/7743; paragrafo 31, comma 6 SGB V; newsletter dell’associazione di categoria dell’industria della cannabis del 29 settembre 2026; reportage propri.




































