A partire dal 1° ottobre, i medici possono fatturare meno frequentemente la certificazione per una richiesta di autorizzazione cannabis. La ragione va ricercata nel divieto dei fiori: poiché migliaia di pazienti devono essere trasferiti a terapie alternative, presentano nuove richieste. La commissione di valutazione ne trae una conseguenza che potrebbe creare difficoltà agli studi medici.
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Cosa cambia concretamente
La questione riguarda la posizione tariffaria 01626 nella scala di valutazione uniforme (EBM). Essa compensa il parere medico presentato alla cassa malati quando viene richiesta un’autorizzazione per la prescrizione di medicinali a base di cannabis.
- La valutazione rimane invariata a 143 punti, pari a 18,22 euro.
- La frequenza di fatturazione è diminuita: dal 1° ottobre la posizione può essere fatturata al massimo tre volte per caso di malattia, anziché quattro volte come in precedenza.
- Le eccezioni dai requisiti di autorizzazione rimangono in vigore, ad esempio nelle cure palliative e per determinati specialisti.
Perché proprio ora
La ragione è la fine del rimborso per i fiori di cannabis essiccati. Dalla fine di luglio non sono più prescrivibili a carico dell’assicurazione malattia obbligatoria. Chi finora ha ricevuto fiori e deve continuare il trattamento con cannabis necessita quindi di un passaggio a estratti o medicinali finiti, per il quale di norma è richiesta una nuova richiesta alla cassa malati.
Questa ondata di richieste si trova ora di fronte a una fatturazione limitata. La commissione di valutazione reagisce così a una situazione che non ha causato, ma trasferisce le conseguenze negli studi medici: l’impegno per paziente aumenta, il numero di certificazioni fatturabili diminuisce.
Cosa significa in pratica
Per gli studi con pochi pazienti cannabis cambia poco. Il limite diventa rilevante dove molti pazienti devono essere trasferiti in breve tempo, soprattutto negli studi specializzati in medicina del dolore e cure palliative. Chi ha bisogno di più tentativi per un paziente, ad esempio perché un estratto non è tollerato e deve essere richiesto il successivo, raggiunge il limite massimo più rapidamente di prima.
Si aggiunge il contesto economico di cui i medici si lamentano comunque: i nuovi medicinali finiti sono notevolmente più costosi rispetto agli estratti precedenti, e questi costi rientrano nel controllo dell’economicità. Il medico palliativista Sven Gottschling quantifica la differenza in circa 200 euro al mese per molti estratti rispetto a circa 750 euro per i nuovi preparati.
Come procede la controversia sulla rimborsabilità complessiva, l’abbiamo descritto nel nostro articolo su come il divieto GKV sui fiori è contestato giuridicamente. Il fatto che i tribunali finora abbiano dato poco sostegno ai colpiti è dimostrato dalla decisione della Corte Sociale di Lipsia, secondo cui una vecchia autorizzazione non fornisce protezione di continuità.
Valutazione
L’adeguamento è un piccolo cambiamento tecnico con una logica sgradevole. Il legislatore elimina una forma di terapia dai rimborsi, il passaggio crea burocrazia, e il compenso di questa burocrazia viene limitato contemporaneamente. Per i pazienti questo non cambia direttamente nulla, ma indirettamente sì: se l’impegno amministrativo per gli studi diventa meno attrattivo, diminuisce la disponibilità ad affrontare casi complessi. E ce ne sono molti proprio dopo il divieto dei fiori.
Nota: Questo articolo riflette lo stato al 8 ottobre 2026 e non costituisce consulenza legale, di fatturazione o sanitaria. Determinanti sono le decisioni della commissione di valutazione e le disposizioni della rispettiva associazione dei medici di cassa. La scelta e la continuazione di una terapia sono decise esclusivamente dal medico curante.
Fonti: Kassenärztliche Bundesvereinigung, comunicato „Cannabisverordnung: EBM zum 1. Oktober angepasst“ del 24 settembre 2026; Deutsches Ärzteblatt, „EBM bei Verordnung von Cannabis zum 1. Oktober angepasst“; newsletter dell’associazione industriale Cannabiswirtschaft del 29 settembre 2026; dichiarazioni del Prof. Dr. Sven Gottschling nell’intervista citato; rapporti propri.





































