La pianta di cannabis è un vero e proprio tuttofare: come droga, come erba curativa o come fibra tessile, rappresenta una risorsa preziosa di cui si possono utilizzare quasi tutte le parti. I fiori secchi li usiamo a livello medico o nel tempo libero per il rilassamento, le foglie possono essere impiegate ad esempio come tè o come sostituto del tabacco, mentre nelle parti legnose troviamo le fibre per i tessuti.
📑 Inhaltsverzeichnis
Resta ancora la radice. Naturalmente dopo il raccolto la si potrebbe gettare nel compost e integrarla così in modo consapevole nei cicli naturali. Però questo pensiero diventa sempre più assurdo quando si conoscono alcune delle possibilità offerte dalla radice di canapa.
Proprietà curative
In particolare da un punto di vista medico, sono interessanti i molti principi attivi contenuti nella radice di cannabis. Anche se oggi l’uso medico della canapa è principalmente associato ai fiori, stanno venendo riscoperte anche le proprietà curative della radice.
I primi riferimenti all’uso medico si trovano nello Shennong pên Ts’ao ching, uno dei più antichi testi di medicina cinese, che già nel 2700 a.C. menzionava applicazioni terapeutiche delle radici di canapa come antidolorifico. Venivano essiccate e polverizzate, poi mescolate con succhi vegetali per ottenere una crema o un composto denso. Questo veniva utilizzato per alleviare il dolore dopo operazioni chirurgiche o fratture ossee.
Bollita come tè o spremuta, la radice poteva essere somministrata come emostatico o come diuretico. Fino al XX secolo, la radice di canapa bollita veniva prescritta per l’incontinenza, contro le infiammazioni o le malattie veneree, e con essa si trattavano con successo anche la febbre e le malattie dello stomaco e dell’intestino.
Quali sostanze contiene?
Come prevedibile, la radice di cannabis contiene cannabinoidi, tra cui CBD e THC. Gli effetti terapeutici di questi due principi attivi hanno già un ampio spettro d’azione. Poiché però sono contenuti nella radice solo in basse concentrazioni, altri principi attivi rivestono qui maggiore interesse.
I terpeni presenti nelle radici hanno rilevanza medica. Il terpene friedelin ha proprietà protettive per il fegato e agisce come antiossidante. L’epifriedlinolo possiede attività antitumorale e si ritiene che i chetoni possano indurre l’apoptosi (morte cellulare) delle cellule tumorali. Inoltre, si presume che agiscano come antibatterici e influenzino positivamente il sistema immunitario.
Di importanza medica sono anche i due alcaloidi pirrolidina e piperidin. In alte concentrazioni sono persino tossici. In piccole dosi, tuttavia, possono essere utilizzati terapeuticamente: la pirrolidina ha effetti stimolanti, mentre la piperidin è un componente chimico di vari farmaci, soprattutto psichiatrici.





Altri principi attivi medici sono l’atropina e la colina. La colina riveste grande importanza nel mantenimento delle membrane cellulari, e l’atropina dilata le pupille, provoca il rilassamento della muscolatura oculare, dilata i bronchi e aumenta la frequenza cardiaca. Proprietà che possono trovare applicazione nel campo della rianimazione.
Un rimedio domestico ideale
Vediamo dunque che le radici della pianta di canapa ampliano notevolmente lo spettro di effetti già noto della cannabis. E in effetti, polverizzare, bollire o elaborare con cera d’api per ottenere pomate, ecc., sono metodi semplici a nostra disposizione per produrre rimedi domestici efficaci, per curarci in modo economico e naturale. Queste possibilità sarebbero disponibili, se solo avessimo il diritto di coltivare queste piante nel nostro orto.
Foto © Corina Oexle






































